Milano – Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando i critici musicali snobbavano i Verdena; da quando venivano considerati gli emuli italici dei Nirvana, nati a tavolino e troppo poco intellettuali per il nostro logorroico Paese. Ora, dopo dodici anni di attività, la rock band del bergamasco è applaudita quasi a prescindere.
Bene: perché i Verdena sono talentuosi, e sono tra i veri pochi rocker del nostro Paese – non sparano pose, pestano di brutto sugli strumenti e parlano poco, out of track – capaci di scrivere dei riff come si deve e di suonare con gusto. Male, perché non sempre il terzetto, forte dei consensi messi in tasca, opera al 100%. Tutto questo per dire che è uscito ''Wow'', nuovo album del combo targato Universal: un doppio cd poderoso, registrato in un pollaio reso sala di registrazione, che però fa esclamare più ''mah!'' che ''wow!'' - a chi scrive, of course. Perché? Perché la band dei fratelli Ferrari ha spinto il pedale sull'innovazione, sulla sperimentazione, sulla psichedelia, smarrendo qua e là la capacità di proporre canzoni-moloch quadrate e a loro modo perfette. La curiosità ha spinto al cambiamento: il songwriting è influenzato dall'uso del pianoforte e non è più chitarra-centrico; la produzione è rumorosa, ma più confusa che elettrica, anche se sempre curiosa. Si avverte la volontà di presentare prodotti diversi da quelli noti, coraggiosi. Morale della favola? ''Wow'' comprende 27 tracce che sanno di sfida: una sfida, però, che non è vinta del tutto. "Requiem" è il punto di riferimento travalicato, insieme a ''Il Suicidio del Samurai'', punti alti di una produzione di anni. Qui lo si fa ''strano'', ma non ugualmente ''bene''.
Le canzoni: le influenze son molteplici; tra Beatles, Pink Floyd, Lucio Battisti, Interpol – citati all'incontrario nel titolo di una canzone – si spazia tra rock, psichedelia, pop, doom e – of course – grunge. Manca la potenza del passato, anche se, lodeaddio, è evitata la deriva acustico-cantautorale-rinnegatrice tipica degli ampollosi alternative-rocker italiani. Diciamo che Wow sta a Requiem come ''Hail to the Thief'' sta a ''0k computer'' per i Radiohead.
Le canzoni: le influenze son molteplici; tra Beatles, Pink Floyd, Lucio Battisti, Interpol – citati all'incontrario nel titolo di una canzone – si spazia tra rock, psichedelia, pop, doom e – of course – grunge. Manca la potenza del passato, anche se, lodeaddio, è evitata la deriva acustico-cantautorale-rinnegatrice tipica degli ampollosi alternative-rocker italiani. Diciamo che Wow sta a Requiem come ''Hail to the Thief'' sta a ''0k computer'' per i Radiohead.
Qualche altra parola: "Scegli me" è piacevole, "Loniterp" fa il verso agli Interpol... Per sentire echi del passato energico occorre giungere alla traccia "Mi coltivo" o ad ''Attonito'', mentre puzza di singolo "Razza arpia inferno e fiamme." "È solo lunedì", per citare ancora qualche song, è piano-chitarra, mentre "A cappello", cantata a cappella (!), è geniale e assurda.
...Senza dubbio per capire ''Wow'' ci vuole tempo: è un cd che va ascoltato e ri-ascoltato, come accadeva una volta, perché è di difficile inquadramento. Un plauso, in tutti i casi, alla faccia tosta dei Verdena: anti-divi, veri grunger, propongono un doppio cd in tempi in cui si ascoltano solo singoli. I due Ferrari e la Sammarelli continuano a dimostrarsi capaci inventori giocosi di canzoni belle dai testi non essenziali: chapeau, ma non wow.
Valerio Venturi

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