Osvaldo Mercuri, napoletano classe '73, è in Giappone da quattro anni. ''Sto a Kyoto dal 2007; qui studio e lavoro: faccio il dottorato in università sulla cultura zen. Ho una borsa di studio che dura ancora due anni e cercherò di rimanere anche dopo, per fare ricerca; poi insegno italiano in ateneo, e anche per questo mi sento responsabile, vicino ai giapponesi; sono integrato. Ho un biglietto per l'Italia, ma non vedo l'ora di tornare qui tra loro.
Ci spiega che è successo in questi giorni?
Le scosse, a Kyoto, in generale si sentono sempre poco per motivi geografici e geologici. Anche questa volta è andata così. Non siamo nell'occhio del ciclone; tuttavia il rischio c'è, più che altro quello nucleare. E' questa è la paura principale: il rischio sismico è circoscritto a nord est, ma c'è ovunque timore per la centrale. Noi italiani siamo in contatto costante con l'ambasciata, che rassicura, ma arrivano tante info diverse... In tutti i modi, non sono previsti voli di evacuazione per noi e la situazione nella regione del sud-ovest resta tranquilla. Mi ha chiamato invece un italiano che era a Tokio e che si è spostato qui, e lui mi ha detto che là le cose son serie, che fuggono per cercare riparo. D'altronde è già pronto a tornare al lavoro lunedì. Vuol solo vedere come si mettono le cose nel frattempo.
Come reagiscono i giapponesi?
Loro vivono da sempre con i terremoti, anche con i maremoti. Sono abituati alle emergenze, pronti; anche quando ci sono dei morti non si piangono addosso. Sia qui che nelle zone colpite reagiscono in modo magnifico: sono assolutamente compatti, seguono le direttive del governo senza muovere ciglio. Meglio di cosi non potrebbero fare. C'è anche un grosso movimento di volontariato per aiutarsi gli uni con gli altri. Il nucleare, però, è nuovo anche per loro e cercano di capire.
Sono allarmati?
Sanno che è un fatto serio, ma hanno fiducia nelle informazioni che ricevono, che sono puntuali e precise. Il fatto è che arrivano anche comunicazioni diverse: per esempio, dall'ambasciata di Francia, che ha fatto evacuare i suoi cittadini subito da Tokio. Chi se n'è accorto s'è allarmato, qualcuno ha paura di essere preso in giro, ma in linea di massima le info sono dettagliate anche nei media e rassicurano. Più che altro, non è chiaro quali saranno le conseguenze, non si sa che succederà poi: se il reattore fonde, che accade? Se c'è una nube tossica, qual'è la gravità?
In tutti i casi, in Italia la reazione sarebbe stata diversa...
Lo puoi dire forte! Ho parlato con una giapponese che è stata in Italia e lei era molto spaventata, stava al nord è scappata dai suoi a sud; ma è stata l'unica che conosco, che ha reagito cosi. Probabilmente ha messo insieme varie cose e si è spaventata, si è sentita in pericolo; ma in generale sono composti, dignitosi e fiduciosi, non ci sono scene di panico. Io sabato torno in Italia ma mi sento un po' vigliacco ad andarmene: da una parte voglio tornare per star tranquillo, ma mi rendo conto anche che i giapponesi sopportano con dignità e pazienza quello che accade, e vorrei stare loro vicino. Non vedo l'ora di tornare, il mio è un arrivederci a prestissimo.
Valerio Venturi

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